Tredici anni sono un tempo lungo. Sono anni di vita sottratti, di dignità ferita, di affetti segnati da un peso insostenibile. La sentenza con cui la Corte d’Appello di Salerno ha confermato definitivamente l’assoluzione piena di Pasquale Aliberti dall’accusa di scambio politico mafioso non è soltanto un atto giudiziario, ma anche la restituzione di una vita. Esprimo al Sindaco di Scafati la mia vicinanza umana e politica. Le sue parole di oggi, il pensiero commosso ai genitori che non hanno fatto in tempo a vederlo assolto, ci ricordano che dietro ogni vicenda giudiziaria ci sono persone reali, famiglie, che nessuna sentenza può ripagare del tutto. Pur nel rispetto del ruolo e delle prerogative della pubblica accusa, non possiamo fare a meno di riflettere sul costo umano e istituzionale di processi così lunghi. La presunzione di innocenza non può essere un principio soltanto formale, ma deve tradursi in una cultura condivisa, nel dibattito pubblico come nelle istituzioni. A Pasquale Aliberti auguro di poter dedicare ora tutte le sue energie alla città di Scafati e ai suoi cittadini, con la serenità che merita e che per troppo tempo gli è stata negata.

