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Perchè candidato, una "scelta civica" coraggiosa ed impegnativa

Fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di potermi candidare al Parlamento: innanzitutto perché è sempre stato lontanissimo da me il pensiero di un impegno diretto in politica; in secondo luogo perché il mestiere di imprenditore non lascia spazio per altre attività.

Poi ho riflettuto sull’appello alla società civile lanciato da Montezemolo prima e successivamente dal Presidente Monti; ed è nato da qui il pensiero che – forse sì – sarebbe stato giusto lasciare le tribune e dare un contributo diretto e forte alla comunità nazionale ed a quella locale in una fase così difficile della nostra vita economica e sociale.

Ho dunque accettato la candidatura che mi è stata offerta per la Camera dei Deputati nella lista Monti. Anzì, dirò di più: mi sono sentito onorato di essere stato proposto da Italia Futura e di essere stato selezionato e scelto da una personalità dello spessore del professor Monti.

Chi mi conosce sa che sono stato educato ai valori del Cristianesimo; e tra questi, innanzitutto al valore dell’umiltà. Molto umilmente, oggi, mi presento all’elettorato del Collegio di Campania 2: senza fare promesse, senza creare illusioni, senza vendere fumo. Mi presento, però, con un impegno forte e solenne: l’impegno della verità, l’impegno della lealtà, l’impegno di trasferire nell’attività politica e parlamentare – nel caso venissi eletto – tutte le competenze maturate in venticinque anni di impresa, tutta la passione con cui ho fatto e faccio impresa. Sono le competenze e la passione che hanno consentito alle mie aziende di crescere e di creare ricchezza e quindi lavoro.  Sono le competenze e la passione che hanno fatto consolidare nella legalità e nella trasparenza le mie aziende, consentendo ad esse di affrontare le difficoltà dell’attuale drammatica congiuntura senza far venir meno un solo posto di lavoro, senza negare a nessun dipendente la speranza di una prospettiva certa di lavoro.

Per usare una espressione assai significativa del presidente Monti, la mia “salita” in politica è motivata esclusivamente dalla ragionata volontà di dare un contributo alla politica.

Si può stare in politica e dare un contributo alla politica in tanti modi. Si può stare elaborando dotte analisi degli scenari sociali attuali che aiutino ad immaginare come essi potranno evolvere nel futuro prossimo. E ciò è molto utile, perché le scelte politiche, per avere probabilità di successo, non possono prescindere dalla conoscenza.

Si può stare in politica comprendendo i bisogni collettivi di una comunità e proponendo per essi le soluzioni possibili e più adeguate. Oggi, a mio modesto avviso, il problema più delicato ed urgente è capire quali sono i meccanismi inceppati o arrugginiti che impediscono o rallentano i processi di sviluppo, ed intervenire concretamente per rimuovere gli ostacoli che si possono rimuovere, senza ricorrere all’alibi della crisi generale.

Credo che nella nostra realtà regionale, e più diffusamente meridionale, c’è un problema di ordine generale che è la madre di tutte le questioni che impediscono o rallentano lo sviluppo: è il problema di una mentalità assistenzialistica e clientelare che dura a morire; è il problema del diritto che viene fatto passare per concessione. E’ il problema, insomma, del peggio della vecchia politica che non si riesce a sconfiggere, e che rappresenta la zavorra dalla quale bisogna liberarsi se vogliamo riavviare i processi di sviluppi e metterci in linea con il resto d’Italia e soprattutto con l’Europa.

Nei miei anni alla presidenza dei Costruttori della provincia di Avellino ho potuto toccare con mano quanti e quali problemi – legati alla cattiva politica ed alla burocrazia da giungla – siano stati la causa principale dell’affanno, e in diversi casi del fallimento, di aziende che una volta vivevano dignitosamente e creavano ricchezza e lavoro. E’ roba da terzo mondo, per esempio, dover attendere mesi per una concessione; è da terzo mondo una realtà in cui servono mesi per far viaggiare una pratica da un ufficio a quello della porta accanto; è da terzo mondo doversi ancora presentare con il cappello in mano dal politico e finanche dall’ultimo consigliere comunale per ottenere il riconoscimento di un diritto.

Dietro e dentro questa mentalità che dura a morire nascono e crescono clientele e corruzione della pubblica amministrazione. Il clientelismo e la corruzione sono tra i principali nemici delle aziende, e dunque del lavoro, dell’occupazione, della crescita. Il clientelismo e la corruzione sono nemici della legalità, e dunque della giustizia sociale. La corruzione inquina il mercato, mistifica la competitività, non crea sviluppo e quindi benessere sociale. Il clientelismo mortifica il merito e deprime i giovani, li allontana dai luoghi d’origine e dalle famiglie, impoverisce il territorio per la perdita di risorse umane importanti.

Dare un contributo alla politica, oggi, significa fare in modo che le segreterie politiche dei parlamentari e le sedi dei partiti smettano di essere improbabili uffici di collocamento, anche perché lavoro non ce n’è e dunque si fanno promesse a vuoto, e diventino luoghi di ascolto dei problemi collettivi, luoghi di ragionamento e confronto sullo sviluppo possibile per creare opportunità di lavoro.

La persistente popolarità della cattiva politica è tra i punti fondamentali dell’Agenda Monti nella parte che riguarda il Mezzogiorno d’Italia. I politici meridionali che accusano il presidente Monti di non aver dedicato attenzione al Mezzogiorno nel suo programma, o non hanno letto bene l’Agenda Monti oppure fanno finta di non averla letta bene. Ed infatti, a chi e a cosa, se non alle criticità del Sud, pensa Monti quando scrive che “i cittadini devono essere meno comprensivi con la cattiva politica”? O quando rileva l’inefficienza delle reti amministrative, l’opacità antimeritocratica delle procedure pubbliche, i tempi enormi della giustizia civile, lo spreco dei fondi strutturali, i ritardi nel riciclaggio dei rifiuti, la crisi industriale con la citazione dei casi Ilva, Irisbus e Alcoa. Ed ancora: la concorrenza sleale dell’economia sommersa, l’infiltrazione delle mafie nel mercato, eccetera? L’Agenda sembra scritta proprio per il Sud, per i suoi mali storici. Ed è scritta con il linguaggio della verità con cui Monti ha parlato agli italiani fin da quando è stato chiamato per salvare un Paese sull’orlo del precipizio. E’, questo, un linguaggio che non piace ai politici della cattiva politica, specie ai politici meridionali, perché è più facile e più comodo immaginare che le piaghe del Mezzogiorno possano essere sanate con trasferimenti pubblici, leggi speciali ed atti di clemenza territoriale. Ciò non è più possibile, date le condizioni economiche e finanziarie del nostro Paese; e non sarebbe più possibile nemmeno se ci fossero ancora risorse da sprecare: perché si è visto che queste cattive politiche non portano sviluppo, non portano progresso ma soltanto impoverimento e disoccupazione.

Sono queste le ragioni per le quali imprenditori, professionisti e le più varie espressioni della società civile devono rendersi conto che è tempo di uscire allo scoperto. Dare il proprio contributo alla politica – da candidati o non candidati -  significa cominciare a parlare il linguaggio della verità, perché soltanto ripartendo dalla verità possiamo affrontare i gravi problemi del lavoro, dell’ambiente e dello sviluppo che abbiamo di fronte.

Oggi, grazie alla strada indicata da una personalità seria e di sicure competenze qual è  il presidente Monti, abbiamo la possibilità di svoltare: la strada è impervia ed è tutta in salita, occorre una “scelta civica” coraggiosa ed impegnativa; alternative non ce ne sono, a meno che non vogliamo consapevolmente ricadere nelle trappole dell’illusionismo e della demagogia, che sono il peggio della peggiore politica.

ANGELO D'AGOSTINO